ABBAIARE ALLA LUNA NON SERVE A NIENTE E ALLA LUNGA STANCA

Le cose vanno dette chiaramente, anche quando possono apparire dure. Il silenzio sarebbe infatti colpevole e autolesionista non certo un segnale di rispetto delle idee politiche altrui.

Va allora affermato con forza che l’iniziativa del referendum regionale per l’indipendenza del Veneto secondo quanto previsto dalla legge regionale 16/2014 è una questione che purtroppo ha perso la connotazione di serietà. Sono stati fatti purtroppo diversi, volontari e gravi errori, sia per il finanziamento esorbitante previsto per la consultazione sia per la modalità di conferimento delle somme da parte dei privati, con una colpevole inerzia della Giunta regionale presieduta da Zaia che di fatto non ha attuato la legge. Ora essa risulta monca e al di là delle motivazioni di propaganda elettorale non risulta di alcuna utilità portare avanti nuove iniziative, che, per quanto simpatiche, risultano di effetto pratico nullo, se non addirittura negativo per la dispersione di energie a vuoto, in un continuo e vano abbaiare alla luna, operazione in cui in particolare gli avvocati impegnati in campo indipendentista paiono dedicarsi con particolare dedizione, forse pensando di vivere sempre in un’aula di tribunale, dove ci sono solo giudici e imputati, e dove il confine tra una causa vinta e una causa persa è labile e giustificato dal diritto ad un giusto processo per tutti. In politica invece conta vincere e per vincere bisogna avere un progetto concreto, che oggi non si scorge dalle parti degli agit prop della legge regionale 16/2014.

morosinAnche il proposito manifestato da alcuni, in particolare dal gruppo di indipendenza veneta di Alessio Morosin, di riproporre un’iniziativa referendaria dopo che la prima venisse bocciata dalla corte costituzionale il prossimo 28 aprile – cosa che pare arduo anche per un cieco oggi sperare non avvenga – pare all’insegna dell’inutilità ripetuta e conclamata che automanifesta la propria impotenza.

Ma come? Se lo stato si arrogasse il diritto di impedire ai cittadini veneti di esprimere per la seconda volta la propria opinione in un legittimo referendum per l’indipendenza del Veneto, che senso avrebbe tentare di rifare un referendum già bocciato in modo offensivo dei più basilari diritti umani?

Non si possono continuare a prendere in giro i veneti, anche se si crede di possedere doti di oratore e si pretende di incarnare l’ideale indipendentista.

È chiaro infatti che a quel punto, visto il diritto negato, resta invece aperta solo la strada di una conferma di dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte della Regione. Per la qual cosa serve un mandato popolare elettorale, mandato che ad esempio Veneto Sì ha già dichiarato di voler chiedere esplicitamente agli elettori veneti.

Appare anche evidente una incapacità e nescienza tecnica, perché, a quanto si legge dai primi contenuti pubblicati, non si comprende nemmeno il funzionamento della macchina burocratica amministrativa. Come se non fosse bastata la lezione catalana, dove persino la Generalitat guidata da Artur Mas, pur dimostrando un coraggio istituzionale che uno Zaia si sogna, si è piegata di fronte al niet di Madrid, ripiegando dall’organizzazione di un referendum istituzionale il 9 novembre 2014 a uno di ispirazione civica, proprio come avevamo già fatto noi veneti dal 16 al 21 marzo 2014, grazie all’azione di Plebiscito.eu.

 

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