Don Chisciotte della Mancia contro la Corte Costituzionale


Elogio-del-masochismo-1Forse per spiegare ai cittadini veneti, indipendentisti e non, il paradosso della legge regionale 16/2014 impugnata dal governo italiano presso la corte costituzionale, che si pronuncerà in merito il 28 aprile 2015, più che tanta teoria serve un esempio calcistico.

In una partita puoi avere diversi obiettivi. Se giochi in trasferta, puoi accontentarti di pareggiare, magari segnando anche un goal, confidando poi di vincere in casa.

Pensare invece di andare in trasferta per perdere e poi lamentarti dell’arbitraggio è una strategia destinata a sicura sconfitta.

Per tale ragione non comprendiamo come alcuni pensino di andare a giocare una partita per l’indipendenza del Veneto in un campo con una tifoseria violenta e nemica, con l’arbitro venduto e senza pubblico al seguito pensando di ottenerne qualcosa.

Certo, qualcuno può ritenere utile dopo essere stato massacrato per 4-0, magari con qualche espulsione, di lamentarsi dell’arbitro. Perché questo sarebbe il risultato di una partita dell’indipedentismo veneto presso la corte costituzionale italiana.

Ma a cosa serve? Quali risultati concreti porta un tale atteggiamento, se non la sublimazione della propria assoluta incapacità strategica?

Se c’è un ambito di forza del processo di indipendenza del Veneto è che esso è per natura di carattere internazionale.

La prima accortezza strategica è quella di evitare al proprio “esercito” una sconfitta certa.

Allora non facciamoci massacrare in un ambito costituzionale, dove la sconfitta è sicura e che rappresenta palesemente un ambito indebito per giudicare il diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto: piuttosto rinunciamo alla partita truccata e perdiamola per 2-0 a tavolino, almeno non aumentiamo il morale ai nostri avversari e non sminuiamo il percorso di diritto internazionale.

Andare a presenziare a Roma alla corte costituzionale, anche solo per dire loro che sono incompetenti a giudicare, significa soffrire di un complesso di inferiorità e riconoscere il sopruso loro e del governo italiano. Solo alcuni avvocati italiani palesemente prigionieri degli interessi di casta che li legano a una corporazione italiana contraria agli interessi del Veneto possono fare un errore di gravità concettuale inaudita.

Il percorso istituzionale non deve diventare la scusa per processi che sono ontologicamente autolesionistici e masochisti.

Allora, se è chiaro a tutti che il signor Luca Zaia non ha alcun interesse a portare avanti un percorso per l’indipendenza del Veneto se non per mero calcolo elettorale, lasciamolo andare al massacro, da solo. Non prestiamogli il destro, aiutandolo anche in sede dottrinale con interventi di supporto che risulteranno squalificanti per tutti.

Il diritto di autodeterminazione, in quanto diritto internazionale, è diritto di fatto. Allora promuoviamo tutti assieme un percorso fattivo e non supplichevole di indipendenza, basato sulla sovranità popolare.

Anche perché, in fin dei conti, su base privatistica i cittadini veneti, come poi i catalani, si sono già espressi in grande maggioranza per la propria indipendenza.

Trasformiamo allora le prossime elezioni regionali come un nuovo plebiscito di fatto verso chi ha intrapreso un percorso fattivo di indipendenza. Senza autogoal clamorosi.

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